Breve Biografia Artistica
Con la scomparsa di Dean Martin, assistiamo anche al declino di uno stile
ed una generazione di professionisti dello spettacolo americano che nella
figura del noto attore-cantante aveva uno dei suoi maggiori punti di riferimento.
Figlio di immigrati italiani, Dean Martin, al secolo Dino Paul Crocetti,
era nato a Steubenville, nell'Ohio, il 7 giugno del 1917. Il padre, Giuseppe
Crocetti, era un barbiere abruzzese emigrato in America in cerca, come
tanti, di fortuna. In America Guy (questo era il suo soprannome americano)
sposò una sua connazionale, Angela Romano, e ben presto si ritrovò
ad essere padre di due ragazzi. Il disilluso guy si rese conto che Dino
e suo fratello minore Bill rappresentavano l'unica speranza rimastagli
per vedere realizzato il suo famoso sogno americano.
Il
giovane Dino lavorò come pugile sparring partner dei piccoli atleti
locali, disputando a sua volta degli incontri come professionista (in seguito
dirà :"ho combattuto 20 incontri, tutti vinti, tranne 19"),
avrà anche un posto da benzinaio ed uno da croupier (che accettò
malgrado il complesso delle mani, deformate sin da giovane da una forma
di artrite), ma ogni singolo cent guadagnato lo spendeva per acquistare
dischi di Bing Crosby e Rudy Vallee, i crooners, più in voga del
tempo. Dino non aveva dubbi : quello del crooner (parola derivata dal verbo
to croon, sussurrare, che potremo tradurre con cantante confidenziale)
era il mestiere nel quale sarebbe meglio riuscito, e la sua voce limpida
e possente ne era una conferma. Esordì in famosi night-clubs non
raggiungendo però il successo sperato. Come cantante, nonostante
le innegabili doti vocali, imitava esageratamente lo stile di Bing Crosby
("io, Frank e Perry Como copiavamo al 100 per cento lo stile di Bing,
solo che noi tre e pochi altri abbiamo capito in tempo che il mondo non
aveva bisogno di un altro Crosby"). Il successo arrivò solo
nel 1946, quando Dean si unì ad un comico ebreo debuttante di nome
Joseph Lewitch, in seguito conosciuto come Jerry Lewis. Dino e Jerry si
incontrarono per la prima volta a Buffalo, scambiandosi per errore i cappelli
in un camerino del Glass-Hot Club, nel quale si esibivano separatamente
ed ancora con i loro nomi di battesimo. Inizialmente il loro numero, anche
a causa di un pessimo management, non riscosse molto successo, fu solo
in seguito, sotto la sapiente guida di Hal B.Wallis, produttore della Paramount
Pictures, che la coppia raggiunse livelli di popolarità vertiginosi,
al punto che ancora oggi, specialmente in Italia e in Francia, si tende
a mettere in secondo piano la carriera solistica di Dean Martin, relegandolo
all'eterno ruolo di "quello che faceva coppia con Jerry Lewis".
Al contrario, benché il sodalizio artistico con Lewis rappresenti
uno dei più felici momenti della sua carriera, il personaggio Dean
Martin, attore anche impegnato, cantante versatile e showman completo,
si è rivelato appieno solo dopo la separazione artistica dal partner
Lewis.
Nel periodo che va dal 1948 al 1956, Dean Martin e Jerry Lewis girarono
insieme 16 films e presero parte a svariati spettacoli televisivi di successo,
come "The Colgate Comedy Hour" nel quale Dean ebbe, per la prima
volta, l'opportunità di cantare insieme al suo idolo di sempre Bing
Crosby. In questi anni Martin è maggiormente conosciuto come cantante,
i film che gira infatti sono solo un pretesto (in questo molto simili ad
ai numerosi instant-movies, del periodo peggiore di Elvis Presley) per
far esibire Lewis nei suoi numeri comici e lui nelle solite tre-quattro
canzoni sentimentali. Fra le numerose incisioni discografiche del periodo
val la pena di ricordare alcuni titoli di successo come "memories
are made of this" e le italianistiche "Innammorata", "Volare"(di
Modugno), una americanizzata e jazzante "Oh, Marie !" e la popolarissima
"That,s Amore" che fu addirittura candidata al premio Oscar come
miglior canzone dell'anno (era il 1953 e il pezzo veniva eseguito nel film
"The Caddy", titolo italiano "Occhio Alla Palla").
Benché il cantante Dean Martin proponesse di tanto in tanto dischi
di maggior spessore artistico come "This Time I'm Swingin," (Capitol
records st 1442), "I Can,t Give You Anything But Love" (Pickwick
records spc 3089) o lo stupendo "Young And Foolish" (Pickwick
records spc 3136), non riusciva a separare (e forse non ci riuscirà
mai) la sua immagine di performer dal cliché di cantante italoamericano
disimpegnato, immagine che, peraltro, faceva impazzire il pubblico americano
di allora, affamato di pizza e Gina Lollobrigida.
In
seguito alla rottura con Lewis la carriera di Martin, contrariamente ad
ogni pronostico, subì una notevole svolta qualitativa. Libero da
imposizioni contrattuali e di immagine dimostrò di essere un valido
attore, capace di una recitazione a più livelli e di saper sostenere
ruoli complessi e impegnativi senza il supporto di un primo attore pronto
a coprire le sue mancanze. Dimenticando il suo primo film da solista, il
bruttissimo e sfortunato "Diecimila camere da letto" ("Then
thousands bedrooms"), la cui unica nota di merito sono i bellissimi
esterni girati interamente a Roma, la vera rivelazione si ebbe con il capolavoro
di Howard Hawks "Un dollaro d'onore" ("Rio Bravo" 1959)
dove la sua sofferta interpretazione dell'alcolizzato redento Dude gli
valse una giusta candidatura all'Oscar, obnubilando il carisma di un mostro
sacro dello schermo quale John Wayne.
Altre degne prove nel campo recitativo Martin le ottenne con films quali
"I Giovani Leoni" ("The Young Lions" 1958 diretto da
Edward Dmytryk) a fianco di Marlon Brando e Montgmery Clift, "Qualcuno
Verrà" (Some Came Running 1958, diretto da Vincent Minnelli)
con Frank Sinatra e Shirley MacLaine o il bellissimo "La porta dei
sogni" ("Toys in the Attic" 1963 diretto da George Roy Hill
e tratto da un dramma di Tennessee Williams), ma anche in film commerciali
di ottima fattura, come il celeberrimo "Airport" (1970 diretto
da George Seaton) che rimane tuttora la sua pellicola di maggior successo
(ricordiamo anche che l'attrice Helen Hayes vinse un Oscar per la sua interpretazione
da non protagonista in questo film).
Dal punto di vista discografico, rotto il contratto con la Capitol e con
case minori come Tower e Pickwick, registrò per la Reprise (di proprietà
dell'amico Sinatra) alcuni tra i suoi migliori dischi : primo fra tutti
"Dream With Dean" (RS 6123), in quintetto con jazzisti di chiara
fama come Barney Kessel (chitarra), Red Mitchell (basso), Irv Cottler (batteria)
e Ken Lane (piano, suo accompagnatore usuale), nel quale si inizia a intravedere
una ben delineata personalità vocale, sempre fortemente influenzata
dallo stile di Crosby, ma con spunti di inventiva, soprattutto nel fraseggio
e nell'armonizzazione, decisamente innovativi rispetto alla sua precedente
produzione. Nel 1960 fondò insieme a Frank Sinatra, Sammy Davis
Jr., Peter Lawford e Joey Bishop, il leggendario "Rat pack" (alla
lettera "Branco di topi"), un Clan il cui unico scopo era quello
di divertirsi facendo spettacolo (anche se le ipotesi di collisione mafiosa,
peraltro mai smentite, non sono mancate).
Il Rat pack, ottenne uno strepitoso successo, sia sui palcoscenici di Las
Vegas, dove abitualmente si esibiva, che sul grande schermo, dove lo si
vede spesso riunito per divertenti films di cassetta come "Colpo Grosso"
("Ocean,s Eleven" del 1960 diretto da Lewis Milestone) o "Tre
Contro Tutti" ("Sergeants Three" diretto da John Sturges
nel 1962 il quale, in America, ha la particolarità di essere il
maggior successo commerciale di Sinatra in campo cinematografico). Come
attore solista Dean Martin si è prodigato in vari generi, quasi
sempre prediligendo la commedia leggera o l'avventura, raggiungendo alti
livelli di popolarità con la serie dedicata all,agente segreto Matt
Helm, una sorta di precursore di James Bond, che portò avanti per
ben quattro capitoli dal 1966 al 1969. L'estro artistico dell'attore si
è poi lentamente spento negli anni, portandolo a concludere la sua
carriera cinematografica con due ingloriose apparizioni nei bruttissimi
film "La corsa più pazza d"America 1 e 2" ("Cannonbal
Run 1 e 2" del 1981 e 1984), ingiusto sipario per un'artista che meritava
sicuramente di più.
L'impatto di Dean Martin sulla cultura popolare americana.
Il critico e studioso di cultura popolare americana Steven Shaviro (lo
trovate anche su Internet alla voce "Doom Patrols") ha dichiarato
che "ciò che Andy Wharol è stato per la sofisticata
New York e il mondo della moda, Dean Martin lo è stato per le classi
medie dell,America centrale". A prescindere dall'accettabilità
di un'affermazione così radicale, è innegabile l'impatto
del nostro sui costumi popolari e gli stili ispirati al mondo dello spettacolo
americano. Sin dagli inizi la carriera di Martin non si è svolta
in maniera logica: l'unione con Lewis ha dato luogo ad una delle più
strane coppie cinematografiche della storia: niente infatti poteva far
supporre il successo che in seguito riscossero, tanto erano improbabili
e male assortiti fra loro. Qualsiasi paragone con altri grandi del cinema
comico è impossibile: Gianni e Pinotto erano in fondo due weirdos,
due tipi comici e curiosi, e così Stan & Babe o i Marx Brothers,
mentre Martin e Lewis rappresentavano, nelle loro interpretazioni, due
personaggi completamente antitetici: bello, intelligente e sicuro di sé
il primo quanto infantile, complessato e mentalmente deficiente il secondo.
Proprio l'improbabilità di questo accostamento rendeva interessante
il susseguirsi di battute e gags maniacalmente ripetitive e, spesso, scontate.
Non è errato affermare che era Lewis il vero cervello e motore del
loro successo cinematografico, ma è anche altrettanto giusto notare
come la privazione di una spalla del calibro di Martin abbia contribuito
a rendere le sue gags sempre più piatte e il suo estro creativo
poco più che smaliziato mestiere.
Dean
Martin deve molto del suo successo in patria alle frequenti apparizioni
televisive e, soprattutto, al longevo "Dean Martin Show" che
ha indefessamente portato avanti per circa un ventennio, senza cenni di
stanchezza da parte degli spettatori. Caso quanto mai raro di personaggio
televisivo estraneo e non vittima del mezzo, Martin ha insegnato attraverso
i suoi show la vera filosofia dello Zen applicata al mondo dello spettacolo.
Mai personaggio pubblico è stato più rilassato, lontano,
placidamente distaccato dal successo e dagli albori della gloria come lui.
I suoi spettacoli dal vivo riflettevano questo carattere: anche quando
cantava sembrava essere distante miglia con la mente dal luogo in cui si
trovava, l'entusiasmo del pubblico, gli applausi, sembravano risvegliarlo
di colpo da una sorta di tranquilla trance. Tutto questo faceva parte del
suo stile, che egli abilmente guarniva con folcloristici tocchi come la
sigaretta sempre accesa e il bicchiere di whisky pieno fino all'orlo (ma,
spesso, era dell'innocuo tè). La sua leggendaria propensione all'alcool
e alle sbronze è sicuramente un aspetto che l'America benpensante
non poteva accettare ma, con la sua morte, tutto gli è stato perdonato
e anche i più creduloni hanno dovuto constatare l'esagerazione di
certe leggende costruite a esclusivo vantaggio pubblicitario dell'interessato.
Questa sorta di sublime disinteresse è la vera gloria del personaggio
Dean Martin, da ciò deriva il suo potere di seduzione sulle masse
(almeno negli anni '60). Benché egli sia un palese prodotto della
cultura americana, allo stesso tempo sembra non farne affatto parte. Aveva
successo perché non lo cercava, non ne era condizionato e il pubblico,
inevitabilmente, recepiva il fatto che Dean Martin non aveva bisogno di
loro per dare un senso alla sua esistenza. Con questo suo stile "easy",
Dean Martin, lungi dal cercare l'immortalità attraverso gli effimeri
schemi del divismo, viveva in un costante "adesso" capace, per
l'innato fascino che lo contraddistingueva, di durare molto più
a lungo di una falsa mitizzazione costruita a tavolino.
Purtroppo, ora, il suo "adesso" sarà per sempre.